Una manciata di Pixel
Quanti pixel ci vogliono per fare un’immagine? Secondo Susan Kare, non più di una manciata. Designer statunitense con una spiccata sensibilità visiva e umana, è considerata la pioniera della pixel art e conosciuta soprattutto per aver disegnato l’interfaccia grafica del primo Macintosh.
Prima di lei, lo schermo del computer era un territorio ostile. La comunicazione avveniva solo attraverso inaccessibili linguaggi di programmazione e l’informatica era considerata una disciplina per pochi. Il pubblico, in altre parole, ne era escluso.
Susan Kare arrivò alla Apple senza nessuna esperienza nel settore, ma con un’impeccabile formazione in storia dell’arte e una particolare attenzione per le piccole cose. Se oggi associamo inequivocabilmente il floppy disk al salvataggio di un file – o sappiamo che cliccando su un secchio di vernice riempiremo di colore l’area selezionata – lo dobbiamo a lei. Prima ancora di disegnare, Kare ha dato vita a un alfabeto concettuale universalmente comprensibile, facendo corrispondere gesti a immagini – azioni a icone.
“Credo che le icone efficaci siano più simili ai segnali stradali che alle illustrazioni e, idealmente, dovrebbero presentare un’idea in modo chiaro, conciso e memorabile.”
Successivamente, ogni immagine è stata scomposta nella sua essenza e sintetizzata su un foglio a quadretti – antenati pre-digitali dei pixel.
In informatica, un pixel è il componente più elementare di un’immagine. In quella che Kare definisce “economia dell’espressione”, la designer si è interrogata sul numero minimo di unità necessarie per rendere un’icona intelligibile, definendo così un sistema di griglie e gabbie all’interno delle quali sviluppare il suo alfabeto. Se voglio rappresentare un coniglio, quali sono gli elementi che lo rendono riconoscibile? Con quanti pixel posso raccontare un inseguimento, o forse un amore?
Successivamente, ogni immagine è stata scomposta nella sua essenza e sintetizzata su un foglio a quadretti – antenati pre-digitali dei pixel.
Oggi la risoluzione dei nostri dispositivi è tale da dare l’impressione che i pixel non esistano più. Le immagini non hanno più bisogno di sintesi: si muovono in 4K con un realismo che sembra superare la realtà stessa. Eppure, negli angoli più remoti di schermi, menù e applicazioni, il lessico universale di Susan Kare continua a guidarci ogni volta che apriamo un file o svuotiamo un cestino.
La sua estetica non appartiene a una nostalgia retrò, ma a una promessa mantenuta: che anche le cose più complesse possano diventare comprensibili. Che un’interfaccia ben progettata possa attraversare i secoli. E che a volte, per cambiare il mondo, basta una manciata di pixel.
Biografia
Susan Kare (1954) è una graphic designer statunitense, pioniera del design digitale. Entrata in Apple negli anni ’80, ha creato le icone e i font del primo Macintosh, tra cui la Happy Mac, il cestino e il carattere Chicago. Il suo lavoro ha reso i computer accessibili e intuitivi, trasformando funzioni tecniche in simboli universali. Dopo Apple ha collaborato con NeXT, Microsoft e Facebook. Le sue opere fanno oggi parte delle collezioni del MoMA.